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Arrèsonos de facebook (1)

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Su maghiàrgiu dischente


M.:     Vorrei imparare a scrivere in bittese. Cosa mi consigliate?


F.:     Salve M. Per capire cosa consigliarti, mi servirebbe che fossi più specifica. Non ho capito se tu capisci già il sardo parlato, e in particolare il bittese, e chiedi consigli su come impararne una grafia. Conta che le grafie sono sempre convenzioni, che solo l’ufficialità rende ortografie. Per cui esistono diverse maniere di scrivere il sardo, e nello specifico anche il bittese.


M.:     Capisco perfettamente il bittese e lo so leggere, lo parlo male. Ma vorrei imparare a scriverlo. Le mie origini sono bittesi e vorrei imparare il bittese. Grazie per l’interesse.


D.:     E tanno M. enis a Bitzi e gai l’imparas, cumpresu asa??


M.:     sto organizzando quest’estate magari. Si apo cumpresu.


G.:     Cara M., nel medioevo la tua domanda si chiama questione, cosa che per essere soddisfatta abbisogna d’una risposta, cosa che tu sai di poter non ottenere, perchè hai già verificato che non esiste una lingua sarda-bittese scritta, visto il modo in cui ognuno di noi si esprime. Io ti consiglio la Lingua Latina come base ontologica.


D.:     Bella G., ma nessi tue cumpresu ti ses????


M.:     Ciao G., vuoi partire dalle origini, volevo qualcosa di più semplice. Che non esiste scritta … ma i libri? e tu come ti esprimi allora? Perdonami, ma non ti capisco.


F.:     As rejone chi su latinu annat bene pro connoschere s’origine de sas paraulas chi benint dae cue e serbit de assintzu. Ma su sardu, finas su bitzichesu (e prus de cantu si pesset), si nch’est iscotiatu de meta dae su latinu. Est beru puru chi no esistit un’ùnica grafia sarda-bitzichesa iscrita, ma custu non cheret nàrrere chi no esistit peruna limba sarda-bitzichesa iscrita (sunt duas cosas diferentes). Grassas a deus, da potimus bantare finas libros de prètziu iscritos in bitzichesu, e si nne sichint a iscriere. Ma bastat de pessare chi canno ontzunu de nois, in su pacu suo, iscriet carchi cosa, est sichinne a fraicare sa limba-sarda-bitzichesa iscrita.

E no est mancu de ispantu chi apemas maneras diferentes de iscrìere. Antzias, no essennebi ne ufitzilitate e nen mancu iscola, est normale chi ontzunu de nois s’arrantzet chin su ch’ischit e iscriet sos sonos de su vitzichesu cufforma su sentitu suo. Si aeremus apitu iscola, diamus àere s’uniformitate in s’iscritura. Ma no esistit una iscritura “justa” e una “irballiata”. S’uniformitate, mescamente oje pro oje, debet èssire dae unu cuncordu. Canno b’at a èssere s’ufitzialitate chin s’iscola, tanno totu s’ant a espressare chin sa matessi grafia.

Ma non b’at nudda de male pro como a iscriere ontzunu a moda sua, ca da mi paret chi nos cumprennemas su matessi. Pro nàrrere, b’est chie usat petzi sas literas de s’alfabetu italianu e chie imbetzes bi nn’agianghet àteras. Si usat -ch- o -k-, -gl- o -ll-, -gl- o -rj- e gai sichinne. Ontzunu chircat de sichire una moda. Posca tocat a chie leghet a li dare su ghetu vitzichesu, cufforma sas regulas foneticas de su faeddu nostru.

Sa grafia chi so usanne como rechedet chi chie leghet non lu facat “a s’italiana”, leghenne gai comente est iscritu. Ma tocat de bi pònnere sas règulas foneticas de su vitzichesu (elisiones, mutàntzias e gai). Su balantzu est chi sas paràulas resurtant semper uguales in iscritura (iscritura sincrònica). Pro nàrrere, sa paràula iscrita “focu” si potet lèghere a diferente

su focu -> /su oku/

a focu -> /a foku/

ma in custa moda s’iscriet semper paramiche, e gai su restu.

De s’àtera manera, si potent iscrìere sas paràulas pròpriu comente si narant (iscritura asincronica). Inoche su balanztu est chi si leghet prus illestresa, chen’anneos, mescamente pro chie est costumatu a lèghere in italianu (comente semus belle totu). Ma su chi si pacat est de àere tantas formas iscritas de una paràula

su ocu

a focu

chi a bortas mutant tantu chi est anneosu a cumprennere. Ma non b’at una chi est prus justa de s’àtera, bastat chi unu issèperet e iscriat. Canno M. s’at a abbitzare de sas diferèntzias, e de cantas maneras b’at de iscriere una matessi paràula, at a isseperare cale l’agradat de prus.

@ M.

Se c’è qualche parte del discorso qui sopra che ti sfugge, fammelo sapere.

Una cosa che ti consiglio di fare, è innanzitutto scegliere un tipo di grafia fra le tante disponibili per esercitarti. In particolare ne esistono di due tipi:

La scrittura asincronica, nella quale si usano diverse forme grafiche per le stesse parole, conformando la scrittura alla lingua parlata. È veloce da leggere soprattutto per gli alfabetizzati in italiano. Ma lo svantaggio sta nell’asimmetria tra forme diverse della stessa parola, che possono cambiare anche di molto, fino, a volte, a rendere ostica la compresione.

La scrittura sincronica, dove si usa un’unica forma grafica delle parole, è più facile da capire. Lo svantaggio sta nella lettura non immediata, perché spetta a chi legge applicare le regole fonetiche per una corretta pronuncia.

Inoltre, è importante decidere quale insieme di lettere (grafema) vuoi usare, per scrivere un determinato suono (fonema) del bittese. In pratica per la scrittura del sardo esistono tante grafie con regole differenti. Hai a disposizione tante possibilità e sta a te scegliere. Ad esempio, quello che uso generalmente io (vedi sopra) è essenzialmente una variazione dello standard regionale per la scrittura della lingua sarda. Dove ho mantenuto le stesse regole di sincronia e stile, ma ho introdotto delle modifiche grafiche che lo rendono più simile al bittese. A me piace, ma, in senso assoluto, non è certo migliore o peggiore di altre. Continua a curiosare nel gruppo e vedi quale ti aggrada di più.

Per l’apprendimento della scrittura (qualsiasi grafia tu decida di adottare), ti consiglio anche di esercitarla insieme alla lettura a voce alta. In questa maniera acquisirai maggiore padronanza della scrittura stessa, perché potrai rafforzare sia la conoscenza dei singoli fenomeni fonetici, sia la costruzione dei legami tra le parole.

Ti faccio un esempio: il raddoppio consonantico in presenza di elisione, molto spesso non viene indicato. Prendi la frase

/i’ ssa cussoya/

La parola /cussoya/ (con la y di yogurt) indica una zona adibita a pascolo, ma si usa anche per contrada e zona in generale. Chiaramente questa parola può essere scritta in tante maniere, a seconda delle grafie (tutte giuste, ci tengo a rimarcarlo),

cussoglia, cussoya, cussorja, cussorgia, etc.

A me piace l’ultima forma (gusti personali), ma prendiamo cussoglia, che per molti è più familiare. Con una scrittura sincronica si potrebbe scrivere

in sa cussoglia

invece con una scrittura meno sincronica, che segue di più il parlato, potresti trovare scritto

i’ sa cussoglia

perché la -n di in va a cadere.

Ma non è tutto, per leggerlo in bittese devi anche raddoppiare la s- di sa, per cui diventa anche

i’ ssa cussoglia

che è più vicina alla maniera di leggere tutte le altre possibili grafie (anche quelle sincroniche, chiaramente).

Un secondo consiglio è quello di recuperare testi scritti in bittese (ma anche in altre varianti del sardo), sia per allenarti con la lettura, sia per arricchire il lessico e la grammatica. Puoi iniziare da “Sos Sinnos” di Michelangelo Pira, che usa una scrittura asincronica, per cui risulta facile da leggere per i bittesi, un po’ meno per gli altri. Ma ce ne sono molti altri (da non dimenticare i poeti) e arriveranno sicuramente tanti suggerimenti dal gruppo.

Infine, usare anche i dizionari. Online ne esistono due molto belli, che contengono anche le parole del bittese (non tutte tutte, ma almeno la maggior parte), insieme a quelle delle altre varianti del sardo:

il “ditzionàriu” del Puddu (in lingua sarda)

http://www.ditzionariu.org/

che all’inizio rimane un po’ ostico da usare, a causa delle particolari regole di grafia 😀 , come il doppio accento o il grafema -dh- invece che -dd-. Ma vale la pena provarlo, perché è una miniera d’oro.

I DULS del Rubattu

http://www.toninorubattu.it/ita/DULS-ITALIANO-SARDO.htm

http://www.toninorubattu.it/ita/DULS-SARDO-ITALIANO.htm

dove sotto la voce Nuorese (N), trovi anche le parole del bittese.

Per poter riconoscere quali sono le parole del bittese stretto, devi usare il senso che già possiedi per la nostra parlata. Se poi dovessi usare una parola che non è “secherra” non crollerà la piazza del paese.


M.:     Scusa F. ma tu adesso in che lingua mi stai scrivendo?


F.:     Per metà in bittese, seguendo una determinata grafia. Per metà in italiano, seguendo la grafia standard dell’italiano, spero 😀


M.:     Mille grazie.Credo di esserci, ci provo e poi ti faccio sapere


M.:     Chiarissimo. Sei informatissimo.grazie ancora.


F.:     Figurati,”imparanne s’imparat”.

Riesci a trovare i quattro significati diversi di questa frase in sardo? 😀

Per darti un po’ di materiale ti propongo due testi, che in pratica riassumono i due punti di vista alternativi alla questione della scrittura del sardo. Uno è “Sardegna tra tante lingue” di Roberto Bolognesi, lo puoi scaricare in pdf da qui…http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4463&id=296882

È un libro abbastanza divulgativo. Ricostruisce la storia della lingua sarda sfatando tanti miti della linguistica classica (tipo l’estrema conservatività del bittese, o la divisione del sardo in logudorese e campidanese 😀 ), e fa un’analisi della situazione attuale del sardo, incentrata su una proposta di normalizzazione grafica. Che è poi quella che ha attualmente adottato la Regione Sardegna per i documenti amministrativi. Ma, ripeto, non necessariamente quella che tutti devono usare, e soprattutto, non all’inizio se l’alfabetizzazione è stata prevalentemente in lingua italiana. In quanto, per poter essere usata correttamente richiede la conoscenza della corrispondenza tra i propri fonemi e i grafemi dello standard, perché lo stesso grafema viene usato per indicare fonemi diversi a seconda delle varianti. E ciò ha generato un po’ di confusione e fraintendimenti, non ancora risolti.

Nel mio piccolo blog c’è un racconto semiserio su questa questione (scritto in una grafia asincronica, “ca jeo puru so travessu” 😀 )

https://fp40.wordpress.com/2011/01/18/gaudi-in-sardu/

In pratica per usare questa grafia standard (e le grafie sincroniche, in generale) diventa veramente cruciale (e faticoso all’inizio) l’esercizio di lettura che dicevo prima, altrimenti la sensazione è quella di scrivere in altra variante rispetto alla propria. Dalle (ancora troppo poche) sperimentazioni che si stanno facendo nelle scuole primarie, sembra che i bambini incontrino molti meno problemi degli adulti, ad identificare la propria variante parlata nello standard scritto. Probabilmente perché le connessioni mentali non si sono ancora completamente specializzate nella lettura dell’italiano, lingua nella quale si ha, in generale, una più profonda aderenza tra il parlato e la grafia scritta. Ma anche qui ci sono tante eccezioni:

ad esempio la pronuncia della zeta (uso tra parentesi quadre [] i codici IPA)

pizza, mazzo e azione hanno lo stesso suono [tʦ] che viene indicato sia con -zz- che -z-

così come mezzo, rozzo e azalea con il diverso fonema [dʣ]

oppure prendi paglia e anglia che usano lo stesso grafema -gl- per due suoni completamente diversi, etc.

http://it.wikipedia.org/wiki/Fonologia_della_lingua_italiana

Chiaramente uno di madrelingua non ci fa molto caso, essendo meccanismi acquisiti nella prima infanzia. Ma conta anche quante differenze tra la dizione standard (quella degli attori per intenderci) e le varianti regionali dell’italiano che più o meno tutti parliamo realmente. Fenomeno che è una caratteristica normale di tutte le lingue, inglese compreso.

Comunque, per stuzzicare l’orgoglio bittese (se ce ne fosse bisogno 😀 ), quest’opera è dedicata a Michelangelo Pira e al suo “Sardegna tra due lingue” (che ti consiglio di cercare, se non l’hai ancora letto).

L’altra è la proposta di standard grafico del sardo elaborata da Mario Puddu, “Totu su sardu”

http://www.condaghes.com/get_document.asp?id=8&ver=it

Contrariamente alle proposte di unificazione della grafia del sardo (e solo della grafia, precisiamo), il Puddu segue la filosofia di lasciare libera la scrittura assegnando ad ogni fonema un unico grafema. In maniera che per ogni variante (come il bittese) ne risulti uno standard scritto, ma sia evidente anche la differenza con le altre varianti. Essenzialmente ne verrebbe fuori uno standard per ogni paese della Sardegna.

Benché non sia stata accettata dalla commissione regionale, io ho trovato molto utile la sua disanima della fonetica del sardo (ci sono anche i suoni del bittese, ovviamente), e dei grafemi più usati. Per modificarla e iniziare a costruire la mia grafia del bittese.

Come vedi, non posso darti un unico sacro testo sulla scrittura del bittese, e un po’ di lavoro di costruzione della grafia bisogna farlo tutti insieme. Anche perché non mi pare corretto dirti “scrivi così”, avendoti mostrato come la scelta della grafia sia essenzialmente soggettiva e dettata da molti fattori. Non ho idea se esista o se sia allo studio uno standard fatto su misura proprio per il bittese. Non è un lavoro facile da fare, viste le competenze di linguistica che occorrono per elaborare una proposta ortografica consistente. Ma con un po’ di lavoro collettivo e consapevolezza, secondo me c’è spazio per sviluppare e migliorare la propria grafia personale. Alla fine non penso che sia così importante andare a sciacquare i panni in “rivu ‘e Podda”.

Spero di non averti scoraggiato con un sovraccarico di informazioni. Ma la questione che hai posto non è triviale, soprattutto nella situazione attuale, in cui la scolarizzazione del sardo è ancora agli albori. E essendo affidata essenzialmente al volontariato, deve costruire il suo percorso tra enormi difficoltà. Ma questo non vuol dire che non ci siano risposte.

Non avere timore di chiedere e proporre.


M.:     Ciao F. in risposta al testamento che mi hai scritto: scherzo! Penso che tu abbia ragione mi trovo meglio con la srittura sincronica anche se ha quello svantaggio. Me ne sono accorta appunto leggendo in bittese e in altre varianti del sardo. Comprerò al più presto Pira. Ho visto i dizionari, direi indispensabili. Ho finito di leggere un’ora fa “Sardegna fra tante lingue”, molto chiaro mi serviva! Lo standard grafico di Puddu mi sembra il più facile, con questo metodo non ci sono confusioni o mi sbaglio?

Io ho capito che: per prima cosa esiste una lingua sarda-bittese scritta. Che non è sbagliato scriverlo come si parla (Scritt. asin.). Per quanto riguarda la scrittura sincronica mi ero già accorta di questo svantaggio…


F.:     Si.

Per confusioni cosa intendi esattamente?


M.:     Mentre leggevo altre varianti sarde. La proposta di Puddu mi sembra la più facile e penso che crei meno confusione.


F.:     Ah, si. Nel senso che si vede subito che è bittese.


M.:     Devo comprarlo! Per quanto riguarda il tuo quesito… mi devi dare tempo, sinceramente non so da dove iniziare. Tante cose tutte nuove.


F.:     Io lo ho modificato in un paio di cose. Tipo l’uso di -dd- invece di -dh-. Metto la j- anche all’inizio della parola, in quanto nel bittese parole come “justu” si pronunciano sia “giustu”, sia “iustu” a seconda dei casi etc.


M.:      Tu sei preparatissimo e non credo solo per il discorso Sardo! Io sono una profana. Sto studiando per la certificazione Ditals 1. Per me che vengo dall’odontoiatria è quasi una scomessa. Grazie a te ora ho un quadro della situazione, prima solo buio! Se ad ogni fonema corrisponde un unico grafema non esiste confusione? O non ho capito un piffero?

L’uso di dd mi piace di più, mentre la j all’inizio della parola, va bene, ma non nel mezzo perchè mi confonde con lo spagnolo. Fino a 1 anno ho vissuto a Buenos Aires per tre anni e ancora risento della j. Justu è perfetto.



F.:     No, in questa maniera ognuno scrive con una grafia che rende evidente la propria variante. Ad esempio “faeddare” e “faveddare” sono la stessa parola in due varianti foneticamente diverse (Bitti e Nùoro, per dire)

justu est? -> /iustu est?/

est justu -> /er giustu/


M.:    Non ho capito


F.:    È che la j è una semiconsonante non una vocale, quindi non sarebbe corretto sostituirla con la i ad esempio. Conta che all’interno della parola non muta mai il suono: ruju, oja, maju, massaju, raju …


M.:     Ma scusa tutti i bittesi quindi scriveranno faeddare. Mi riferivo a Puddu. Capito per la j, il fastidio è nella pronuncia per lo spagnolo, comunque ci posso arrivare


F. :     Dipende dalla posizione della parola. La f- all’inizio della parola, in generale, nel bittese cade

‘aeddare

‘ocu

‘èmina

‘urru

A me piace mettere un apostrofo per segnarne la caduta.


M.:    Bravo ma se metti la f è sbagliato.


F.:     No, non ho finito, scusa.

La f- ritorna a seconda della lettera che la precede, come ad esempio in

non faeddas?

cara a furru

Usando una scrittura sincronica, è prevista solo una forma scritta della parola. Allora per questioni etimologiche, storiche, etc., si consiglia di conservare la forma con la f-

faeddare

focu

fèmina

furru

e farla cadere durante la lettura quando è il caso. Con una scrittura asincronica potrai trovare sia aeddare (‘aeddare) sia faeddare.


M.: AFFASCINANTE …..dico un’altra cazzata ma mista? sincr. e asicr.?


F.:    Nota che la forma parlata è in evoluzione e oscilla tra una forma e l’altra addirittura nella stessa frase. Ad esempo

Non cheret faeddare

si può pronunciare

/Non cheret ‘aeddare/

ma anche

/Non chere’ faeddare/

entrambe presenti nel bittese parlato.


M.:     Spero che non te ne sono cadute le braccia.


F.: No, tranquilla. Se usi una forma differente della parola, sei già in asincrono. Poi è chiaro che tra le forme asincrone ci sono livelli differenti.

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